Il progetto

La realtà di spreco non più sostenibile

 

Sono tonnellate gli alimenti che, ogni giorno, super mercati, rosticcerie, panifici, ristoranti e quant'altro, vengono buttati nella spazzatura, eppure tante famiglie residenti a Palermo non hanno di che mangiare.

 

Sono sempre più frequenti i casi di uomini e donne che si appostano, nelle ore di chiusura nei super mercati, per raccogliere i rifiuti gettati ma ancora commestibili.

 

La Sicilia ha il triste primato, in Italia, della Regione più sprecona, oltre ad essere, a livelli economici, al di sotto della stessa Grecia.

 

La nostra associazione vuole cimentarsi nella impresa di raccogliere gli alimenti per distribuirli alle famiglie povere, che vivono a Palermo, per lo più nelle case-magazzino o in catapecchie o in edifici abbandonati.

 

Noi vogliamo dare un sollievo alle centinaia e forse migliaia di famiglie che, senza lavoro, e senza reddito non riescono a provvedere ai loro cari, vittime, essi stessi, di una crisi economica senza precedenti.

 

Dobbiamo, infatti, risalire ai tempi del dopo guerra per riscoprire la fame e l'indigenza, con la differenza che, oggi, a fronte di tanti poveri per la città, che non hanno di che mangiare quotidianamente, ci sono tonnellate di cibo che quotidianamente finiscono nella spazzatura.

 

 

Questo spreco non è più sopportabile!

 

Non è più sostenibile!

 

Le contraddizioni di una popolazione in cui il divario tra ricchi e poveri è sempre più evidente, è il frutto di un sistema economico folle non più accettabile.

 

Le risorse energetiche, e alimentari sono monopolizzate sempre più da un manipolo di persone che si arricchiscono a dismisura, mentre la classe tradizionalmente più povera assieme alle classi medie impoverite, vedono aprirsi davanti ai loro occhi il baratro della povertà.

 

Il Progetto prevede la distribuzione di cibo per 50/60 famiglie appartenenti agli stessi quartieri limitrofi.

 

Una buona promozione mirata permetterà in questa stessa fase l’ adesione di sempre più fornitori, in grado di sostenere in tempi brevi l’aumento previsto di famiglie a cui dare il sostegno quotidiano alimentare, inoltre si metterà appunto un sistema ed una metodologia logistica, in grado di sostenere gradualmente un aumento proporzionale del bisogno richiesto;

 

Un network di professionalità ed una rete di associazioni sul territorio permetteranno, in questa prima fase la raccolta dei dati sensibili che verranno inseriti ed analizzati in archivi DB informatici, fornitori e famiglie, quest’ultime saranno comunque scelte sulla base dell ISEE:

 

•famiglie in stato di indigenza documentata dall’ISEE;

•gruppi di famiglie omogenee per appartenenza e per luogo di residenza;

•famiglie selezionate attraverso le comunità di appartenenza, o segnalate dalla parrocchia di riferimento.

 

L’organizzazione, la raccolta e la distribuzione degli alimenti

 

Gli addetti alla raccolta, saranno, dal comitato presentate ai responsabili dei super mercati e dei panifici o rosticcerie e ritireranno quotidianamente o periodicamente gli alimenti a loro consegnati;

Nella stessa giornata, coloro che sono preposti alla raccolta, consegneranno alle famiglie selezionate gli alimenti, ricevendo da loro una ricevuta di consegna;

risulteranno compensati, soltanto coloro che vivono nella indigenza, documentata dall’ISEE e le stesse famiglie beneficiarie contribuiranno all’autogestione della organizzazione.

La raccolta e la distribuzione sarà autogestita dalle stesse famiglie e dal contributo volontario del comitato.

 

•Incremento della raccolta con ampliamento della distribuzione in altri quartieri;

•Accordi con strutture Etiche e Umanitarie;

•Incremento delle adesioni fornitori.

 

La finalità è di diventare punto di incontro e di riferimento per una nuova economia del risparmio e della condivisione dei beni essenziali.

 

L’utilizzo deve rispondere a quattro requisiti:

•I soggetti beneficiari dell’intervento diventano essi stessi i protagonisti del loro riscatto;

•i mezzi attraverso cui si utilizzano gli alimenti destinati al macero sono autogestiti dagli stessi poveri che, , ne sono i beneficiari;

•Gli alimenti vengono raccolti e distribuiti nel rispetto delle norme igienico-sanitarie stabilite per legge;

•I volontari che danno una mano, devono essere di sostegno ad una attività che sarà gestita da gruppi più o meno omogenei di poveri.

 

ADDIOSPRECO come espressioni della SHARING ECONOMY

 

Addiospreco, per alcuni è la solita iniziativa assistenzialistica a favore dei più poveri, una iniziativa che esprime solidarietà, condivisione nei confronti dei fratelli più sfortunati.

 

Certamente valori importanti, fondamentali specialmente in un periodo storico in cui egoismi e chiusure nei confronti di chi soffre ed è vittima di guerre e di fame, si diffondono tra la gente e le nazioni.

 

Un cartello di associazioni, da circa tre anni, distribuisce, nelle strade di Palermo, la notte, i pasti a coloro che non hanno una casa e vivono per strada.

 

L’Amministrazione Comunale, non ha saputo, sino ad oggi offrire una alternativa ai circa 150, 200 individui , palermitani e stranieri che vivono per strada, non per libera scelta, ma perché costretti.

 

Le strutture assistenzialistiche, dalla Caritas, a Biagio Conte, e tante altre, sono ormai sature e non possono più far fronte alle emergenze che, giornalmente si presentano, e a quelle ormai cronicizzate da oltre tre anni.

Meno male che ci sono tante iniziative assistenzialistiche che offrono un essenziale, sia pure non risolutivo, ristoro a centinaia di poveri sia italiani che stranieri !!!

 

 

 

 

Ma Addiospreco non è una iniziativa assistenzialistica

 

essa si inserisce nel contesto di una nuova e rivoluzionaria economia alternativa a quella capitalistica e monopolistica, la “sharing economy”, di cui uno dei teorici più importanti è l’economista Jeremy Rifkin.

 

La “sharing economy” è frutto della terza rivoluzione industriale, la rivoluzione del XXI sec, quella rivoluzione che sta minando alle basi le fondamenta del neocapitalismo monopolistico di oggi.

 

Ciò sta avvenendo attraverso due fondamentali fattori:

 

1) Il capitalismo si fonda sulla privatizzazione dei mezzi di produzione.

 

Ebbene, i mezzi di produzione di massa, che sono stati monopolizzate dalle grandi multinazionali, si stanno democratizzando , socializzando , collettivizzando attraverso un processo per cui tali beni stanno diventando dei “Beni Comuni”.

 

Ciò sta avvenendo attraverso la democratizzazione della informazione, per cui essa è sempre meno monopolizzata dalle grandi multinazionali della informazione e sempre più diffusa attraverso gli strumenti delle nuove tecnologie dei social network, facebook, twitter, whatspp, …. essi, diventano sempre di più, gli strumenti di comunicazione di massa. Gestiti da milioni e forse miliardi di individui.

 

2) La stessa cosa vale per l’energia alternativa, l’energia solare, l’energia eolica, … gestite da sempre più persone e sempre più indipendenti dalle grandi multinazionali.

 

E ancora per la formazione con le università on line, per la produzione con la stampante a 3D e via di seguito per tanti altri servizi.

Insomma i mezzi di produzioni, nel momento in cu si collettivizzano, si democratizzano diventando Beni Comuni, minano alle basi il capitalismo che si fonda sulla privatizzazione dei mezzi di produzione.

 

Il capitalismo si fonda sullo sfruttamento della forza lavoro.

Anche questo caposaldo è minacciato dalla Sharing Economy, nel momento in cui la produzione si frammentarizza, facendo in modo che i singoli soggetti, diventano essi stessi soggetti produttivi, in quanto, possono gestire i mezzi di produzione, diventati Beni Comuni.

 

Uno degli esempi che sempre più si va facendo strada è la stampante a 3D, e tutte le forme di collettivizzazione di servizi come bla bla car, crowdfunding, un sistema di prestito all’interno della economia condivisa e tanto altro ancora….

 

Addiospreco si inserisce in questo contesto per tre motivi:

 

1) la distribuzione del cibo in eccesso che finirebbe al macero viene utilizzato dalle stesse famiglie indigenti organizzate in un progetto autogestito.

 

L’eccesso di cibo è arrivato a livelli parossistici, si calcola che in Italia si buttano dalle 10 alle 20 tonnellate di cibo una quantità che potrebbe sfamare circa 40 milioni di italiani. Le stesse proporzioni vi sono in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo intero. Ciò vuol dire che la concentrazione della ricchezza prodotta dal neocapitalismo genera mostruosità paradossali.

 

Esso finisce per diventare inquinante con grossi problemi per lo smaltimento dell’immondizia.

Con la distribuzione del cibo in eccesso, esso diventerebbe un Bene Comune, a cui tutte le famiglie disagiate potrebbero avere accesso.

 

2) I protagonisti di questa socializzazione del cibo in eccesso, diventato Bene Comune, sono gli stessi che ne usufruiscono perché indigenti.

Le famiglie indigenti diventano allora protagonisti del loro riscatto in nome del Bene Comune inalienabile!

 

Sono, infatti, le stesse famiglie che raccolgono e distribuiscono il cibo in eccesso, quartiere per quartiere, creando una sinergia solidaristica tra i fornitori e le famiglie disagiate del quartiere stesso.

 

La Sharing Economy promuove una economia eco-sostenibile, non più prorogabile per risanare le deformazioni e mostruosità generate contro la stessa natura dal modello capitalistico ed monopolistico.

 

Ma questo modello economico democratico e condiviso può funzionare se si diffonde dal basso attraverso una nuova coscienza solidaristica nel rispetto della natura. ADDIOSPRECO vuole proporre questo nuovo modello economico dal basso, con la partecipazione dei soggetti vittime del liberismo e del capitalismo dei nostri giorni.

 

Ecco perché ADDIOSPRECO è una operazione culturale, politica, economica in nome della SHARING ECNOMY, che indica un cambiamento di rotta nei confronti della economia dominante.

 

Per il momento, gli unici gruppi che utilizzano i pezzi di rosticceria, rimasti, al termine della giornata, dei panifici, prima della loro chiusura, sono le associazioni che distribuiscono, la notte, i pasti a coloro che vivono in strada, sia stranieri che italiani.

Associazione Addiospreco via Crisafulli 11 90128 Palermo C.F. 97311030825

Presidente Nino Rocca cell. 3355268308